I primi passi
S.E.I. srl fu fondata sul finire degli anni ’80 da Andrea Corsi, un esperto progettista di sistemi d’automazione e macchinari dedicati all’industria lapidea che, sin dalla giovinezza, aveva sognato di creare un’impresa votata alla ricerca scientifica e all’innovazione tecnologica.

Il principio ispiratore della visione aziendale va rintracciato nel convincimento che qualsiasi ostacolo inibente la crescita dei produttori di lastre possa essere superato tramite la sintesi di soluzioni tecniche inesplorate. Ecco perché l’appena costituita S.E.I. rivolse un approccio nuovo ai problemi più annosi del settore, inventando dispositivi talmente originali da segnare una netta rottura con il passato.

Le prime invenzioni che salirono agli onori della cronaca furono complessi di apparecchiature per il controllo e la gestione delle segherie. Questi dispositivi valsero drastici tagli dei costi di produzione, facendosi apprezzare oltre ogni misura dai loro fruitori.

Di lì a poco, Andrea Corsi si premurò di compiere una vasta indagine sull’effettiva possibilità di irrobustire i materiali così delicati da andare in pezzi a partire dagli stadi iniziali della trasformazione, come i marmi colorati, le brecce e gli onici. Già allora appariva chiaro che il solo metodo per consolidare le lastre friabili fosse ricorrere a resine artificiali sviluppate all’uopo.

Tuttavia, l’uso intensivo delle resine era vincolato al soddisfacimento di alcune condizioni quali la necessità di essiccare i lapidei prima del trattamento, nonché complicato dalla scarsa capacità dei preparati di penetrare all’interno delle crepe e dalla loro estrema, quasi esasperante, lentezza nel solidificare. Lo studio culminò con la costruzione di forni volti ad asciugare le lastre e ad accelerare l’indurimento delle resine. Sebbene la strada da percorrere fosse ancora lunga, l’avviamento di questi forni si rivelò fondamentale in chiave futura, rappresentando un banco di prova eccellente per identificare i fattori decisivi nell’esecuzione del trattamento protettivo e rinforzante a base di resine sintetiche.

L’invenzione di una tecnologia rivoluzionaria
Il passo successivo fu il lancio di un impianto che permetteva ai suoi utilizzatori di intervenire su materiali malamente danneggiati, riempiendone le fratture di resina e quindi convertendoli in lastre dalla resistenza straordinaria. La storia del comparto delle pietre naturali fu profondamente mutata dall’introduzione di questa tecnologia, giacché tutto a un tratto la lavorazione dei lapidei pregiati ma fragili divenne accessibile a chiunque e altresì praticabile su scala industriale.

Correva l’anno 1991 quando voci sull’esistenza del rivoluzionario impianto detto “Linea di Resinatura” presero a diffondersi. Tra reazioni entusiastiche e comprensibili scetticismi, in molti si precipitarono a Carrara, ansiosi di verificare se i materiali difettosi potessero davvero essere riaccomodati e persino liberati dagli inestetismi. Uno dopo l’altro, i visitatori compresero che incollando un foglio di rete di fibra vetrosa al retro delle loro lastre, avrebbero potuto ottenere oggetti resi pressoché infrangibili dall’azione della resina impiegata a mo’ di adesivo; e videro come la posa di uno strato di resina sulle superfici da lucidare si traducesse nella bonifica di buchi e spaccature. A quanti assistettero allo svolgimento dei lavori, non sfuggì che le lastre fossero interamente processate a bordo dell’impianto, cosicché gli operatori potessero caricare materiali dissestati e, dopo una serie di cure e trattamenti, scaricare prodotti sani. Ben presto, la curiosità si evolse in interesse e dunque nel desiderio di possedere un impianto simile all’installazione visionabile, o addirittura superiore ad essa in termini di capacità produttiva e livello d’automatizzazione.

L’affermazione
Nella seconda metà degli anni ’90 non c’era marmista Europeo che non desiderasse una di quelle avveniristiche, veloci e sempre più diffuse Linee di Resinatura. Il tramonto del XX secolo vide una S.E.I. ormai specializzata a disegnare impianti “su misura” per ciascun cliente, ovverosia Linee di Resinatura progettate in base alle esigenze del singolo.

Fu poi con l’avvento del terzo millennio che nell’immaginario collettivo s’impose la convinzione che il parco macchine di uno stabilimento non fosse completo senza una Linea di Resinatura. L’aumento e la diversificazione della domanda ispirarono S.E.I. ad ampliare la propria offerta, lanciando una schiera di modelli differenti per configurazione, ingombri, equipaggiamento e prestazioni.

Mentre il primo decennio del XXI Secolo declinava, la gamma delle “Linee di Resinatura S.E.I.” giunse a comprendere cinquanta versioni, affiancate da una moltitudine di macchine ausiliarie dirette a massimizzare il grado d’automatizzazione degli impianti o intese a migliorare il risultato finale del trattamento.

Oggi
Il biennio 2013 e 2014 ha coinciso con la presentazione di una collezione di impianti che hanno requisiti tali da inaugurare un nuovo modo di concepire la Resinatura dei materiali lapidei, innalzando gli standard qualitativi fino a toccare vette di perfezione un tempo impensabili.