ABC della Resinatura
Dall’ormai lontano 1991 ai giorni nostri, le “Linee di Resinatura S.E.I.” sono state oggetto di costante ammodernamento, divenendo impianti dagli elevatissimi contenuti tecnologici disponibili in novanta e passa versioni alquanto differenti per configurazione, taglia, equipaggiamento, grado d’automatizzazione e potenziale produttivo. Al di là delle diversità intercorrenti tra i vari modelli, lo schema di funzionamento di una qualunque Linea di Resinatura può essere spiegato analizzando a una a una le stazioni che la compongono, seguendo l’ordine cronologico da rispettare nello svolgere le operazioni il cui assieme costituisce il processo di restauro, rinforzo e valorizzazione estetica dei lapidei.

Una persona che voglia apprendere i rudimenti della Resinatura, dovrebbe innanzitutto sapere che esistono due gruppi di materiali: quelli che devono essere trattati su entrambe le facce, vale a dire sia retinati che resinati, e quelli che basta resinare. E’ altresì essenziale tener presente che il confine tra i due gruppi è sottile, vertendo il distinguo su una mera ispezione dei blocchi che, quando friabili o attraversati da spaccature, saranno convertiti in “lastre da retinare e resinare”, mentre se integri, diverranno lastre stabili che potranno essere solo resinate.

La lavorazione dei materiali appartenenti al primo gruppo ricalca la scaletta sotto riportata:

  • Carico – le lastre da retinare e da resinare sono caricate sulla Linea di Resinatura.
  • Asciugatura – Le lastre da retinare e da resinare sono essiccate.
  • Fissaggio della rete di rinforzo – Un foglio di rete in fibra vetrosa viene incollato al retro delle lastre adoperando un’apposita resina come adesivo.
  • Polimerizzazione – La resina destinata ad incollare la rete in fibra di vetro passa allo stato solido.
  • Scarico o capovolgimento – Le lastre retinate vengono rimosse dall’impianto, oppure capovolte e lasciate sulla linea di produzione.
  • Carico – Le lastre che, una volta retinate, sono state scaricate, vengono riposizionate sull’impianto.
  • Asciugatura – Se le lastre retinate sono state lasciate in ambiente esterno all’impianto per qualche tempo, prima di passare alle fasi successive occorre asciugarle nuovamente.
  • Pulizia – La superficie delle lastre sulle quali ci si appresta ad applicare la resina viene liberata dalle impurità.
  • Applicazione della resina – La resina destinata a sanare ed eliminare i difetti è posata sulla superficie delle lastre.
  • Impregnamento sottovuoto – Le lastre coperte da una pellicola di resina sono trattate “sottovuoto”, affinché anche le fessure più strette possano essere riempite. Giova ricordare che qualche azienda non avverte il bisogno di ricorrere alla tecnica dell’impregnamento sottovuoto.
  • Ritocco e finitura – Pochi minuti dopo l’applicazione della resina, la superficie delle lastre deve essere accuratamente controllata, onde individuare le rotture ancora aperte ed aggiungere quel tanto di resina che basti a saturarle. I materiali più gravemente fratturati dovrebbero ricevere fino a tre interventi di ritocco.
  • Polimerizzazione – La resina stesa sulla superficie delle lastre solidifica.
  • Scarico – Le lastre retinate e resinate sono finalmente scaricate dall’impianto.

Il trattamento del secondo gruppo di materiali è assai più breve, come mostrato dallo specchietto che segue:

  • Carico
  • Asciugatura
  • Pulizia
  • Applicazione della resina
  • Impregnamento sottovuoto (facoltativo)
  • Ritocco e finitura (ripetuto fino a tre volte)
  • Polimerizzazione
  • Scarico

Divenire esperti nella Resinatura dei materiali lapidei
“Quanti materiali esistono al mondo?” Oggi come oggi nessuno saprebbe rispondere a questa domanda. Infatti, sono decine di migliaia i marmi, i graniti, le brecce, le quarziti, i travertini, i traveronici, i limestone e gli onici estratti ai quattro angoli del globo ed immessi sul mercato internazionale sotto forma di lastre ed elementi tagliati a misura. Alla luce di questo dato di fatto incontrovertibile, è irrealistico pensare che possa esserci un “metodo universale” di lavorazione. Le differenze tra i lapidei sono troppe e troppo profonde per aspettarsi che un sistema valido per trasformare un certo genere di materiali sia applicabile a tutti gli altri. Se ciò è vero a tutti i livelli del processo produttivo, lo è ancora di più quando si parla di Resinatura, un trattamento in cui i fattori variabili sono tantissimi.

Condicio sine qua non per avvicinarsi con il giusto spirito al processo di restauro, rinforzo e valorizzazione estetica, è avere una mentalità aperta ed elastica; senza dare mai nulla per scontato, né presumere di essere i depositari della verità ultima. È nostra opinione che la regola d’oro per maturare un approccio corretto alla disciplina sia esprimibile con il motto: “materiali diversi devono essere trattati in modi diversi”.

Durante i nostri viaggi, ci sforziamo di passare questa forma mentis alle persone che ci invitano, sperando che la nostra esperienza possa aiutarle a capire se sia possibile e come sia possibile, ottenere prodotti finiti d’alta qualità partendo dai blocchi estratti dalle loro cave.

In primissimo luogo, siamo soliti rassicurare i nostri amici ripetendo l’adagio: “Una soluzione c’è sempre. Tutto sta nell’avere la passione e la pazienza di trovarla”.

Il know-how accumulato negli oltre vent’anni trascorsi a retinare e resinare lapidei d’ogni tipo, ci permette di procedere per analogia, cosicché spesso ci rendiamo conto di, per così dire, “aver già in tasca la risposta”. In altre occasioni dobbiamo quasi ricominciare daccapo, ed è facendo uso di fantasia e inventiva che riusciamo ad escogitare la trovata grazie alla quale un materiale che sembrava rappresentare un enigma, può essere risanato, consolidato ed abbellito su vasta scala.