Qualche riflessione sull’utilità dei sistemi automatici per il fissaggio delle reti di rinforzo e la spruzzatura delle resine
Da diversi anni, il dibattito sull’opportunità di ricorrere a dispositivi automatici per il fissaggio delle reti in fibra vetrosa e per l’applicazione delle resine, infiamma gli animi degli operatori del settore lapideo, siano essi costruttori di tecnologie, produttori di lastre o semplici commercianti che, sebbene digiuni di nozioni tecniche, non esitano ad esprimere il proprio parere.

Prima di affrontare l’argomento, ci par d’uopo osservare che, statistiche alla mano, le Linee di Resinatura equipaggiate con meccanismi del genere sono un’esigua minoranza. Chiunque tenga presente il costo medio di un moderno impianto ad alta capacità produttiva, evincerà facilmente che la ragione di questa tendenza non può essere l’importo da aggiungere per avere stazioni automatizzate per l’incollaggio delle reti e la posa delle resine; essendo esso non irrisorio ma neppure esoso.

Noi siamo dell’avviso che il vero motivo della limitata diffusione di tali macchinari sia da ascrivere alla ristrettezza del loro campo d’applicazione. In effetti, è impensabile ipotizzare di affidare ad un congegno, per quanto sofisticato ed efficiente, il restauro di lastre spezzate o il riempimento di superfici attraversate da dozzine di fessure.

Solo l’occhio umano può giudicare la quantità di resina necessaria a risanare una lastra di Giallo Siena, o a colmare le venature del Rojo Alicante che, da blocco a blocco, variano per numero, ampiezza e profondità. Lavorando simili materiali, è impossibile stabilire a priori il dosaggio per lastra e prevedere dove occorrerà depositare più resina o dove invece basterà una sola passata, giacché su di una medesima lastra, vi sono aree sostanzialmente sane e altre che versano in condizioni di estrema criticità.

Valga quindi la norma che vuole i sistemi automatici per la stesura delle reti e la spruzzatura delle resine attagliarsi al trattamento di materiali naturalmente omogenei, come larga parte dei marmi bianchi e la prevalenza dei graniti.

L’offerta S.E.I. in fatto di Stazioni Automatiche di Retinatura e Resinatura
“NSC” è un dispensatore di rete in fibra vetrosa che provvede a stendere un rotolo di rete sul retro delle lastre, tagliarne un foglio di dimensione appropriata e versare una dose prefissata di resina verosimilmente bastante ad incollare la fibra di vetro.

“SFR” è una macchina con struttura “a ponte” progettata per spruzzare la resina sulla superficie delle lastre mentre queste sono in movimento. La versione più recente offre l’interessante possibilità di regolare il flusso della resina, ovverosia di decidere quanti grammi di preparato debbano essere posati su ciascuna lastra in funzione delle caratteristiche tipiche del materiale sottoposto a trattamento.

“VORT” è un robot per l’applicazione della resina che agisce su lastre ferme all’interno del suo raggio d’azione. Un lettore di profili guida l’ugello spruzzatore a tracciare il perimetro di ciascuna lastra e quindi a rivestirne la superficie. La dotazione di “VORT” comprende uno strumento per regolare il quantitativo di resina che sarà posato ad ogni intervento, un’efficientissima macchina dosatrice e miscelatrice integrata al sistema operativo centrale, ed un sistema automatico per il lavaggio dei tubi di condotta delle mescole che sono ottenute unendo resine e catalizzatori.

Gli impianti destinati a trattare filagne e piastrelle su scala industriale, possono includere l’applicatore automatico “RF” che, grazie ad un concetto di funzionamento semplicissimo, ha nell’affidabilità il suo maggior pregio.

Concludiamo ricordando che tutte le Stazioni Automatiche di Retinatura e Resinatura devono essere integrate da un sistema per l’aspirazione, l’assorbimento, il filtraggio, la condotta e lo smaltimento dei fumi che si levano dai composti chimici liquidi.