Il rapporto tra Resinatura dei materiali lapidei e tecnologia del vuoto
Le pagine di questo sito sono ricche di spiegazioni sui metodi più efficaci per restaurare, rinforzare ed abbellire i lapidei mediante l’uso congiunto di resine sintetiche ed impianti automatici. Pertanto non vediamo il bisogno di ripetere quanto già detto, preferendo di gran lunga adoperarci per concentrare l’attenzione del lettore su un argomento che è oggetto di frequente dibattito, ovverosia la reale utilità della tecnologia sottovuoto.

Se ci impegnassimo in una ricostruzione storica delle ultime decadi, noteremmo che, ad intervalli regolari, si è passati da posizioni entusiastiche, secondo cui la tecnologia del vuoto sarebbe uno strumento d’impareggiabile valore per ottenere lastre di prima classe, a critiche sferzanti verso i produttori di macchinari che ne suggeriscono l’adozione; critiche mosse da persone che si dicono certe della scarsa o perfino nulla incidenza del “sottovuoto” sul risultato delle lavorazioni.

Noi, che costruiamo camere del vuoto da vent’anni, abbiamo sempre mantenuto una posizione moderata, confidando nella bontà dell’adagio in medio stat virtus. In altre parole, prediligiamo un approccio equilibrato, tentando di cogliere con la massima obiettività quali vantaggi possano essere tratti dal ricorso a dispositivi sottovuoto, e di adattare i nostri congegni in modo che essi amplifichino l’entità dei benefici ottenibili.

Viaggiando in continuazione da un continente all’altro, ci viene spesso chiesto di esprimere un’opinione netta in proposito. In queste situazioni, siamo soliti rispondere che, a nostro modo di vedere, in alcuni casi far uso di una Camera del Vuoto, progettata e costruita secondo determinati criteri, può fare la differenza.

Lungi dal poter fissare regole rigide e immutabili, si pensi che, in linea di massima, avvalersi di una Camera del Vuoto durante la resinatura dei materiali compromessi da venature ristrette, profonde e dirette diagonalmente, è una buona idea. In effetti, saturare di resina guasti del genere è difficilissimo quand’anche sulle lastre sia steso un ottimo composto epossidico. Senza impegnarci in un elenco di tutti i lapidei che presentano questa tipologia di falle, elenco che, quantunque sterminato, sarebbe sempre incompleto, invitiamo a pensare alla maggioranza dei marmi beige e dei limestone. Chi, in almeno un’occasione, ha provato a resinare simili materiali, avrà notato come diverse fessure diano l’impressione di esser state riempite sebbene la resina non sia colata al loro interno. Ciò causa parecchi grattacapi, perché quando le lastre vengono caricate sulle macchine adibite a trasformarle in elementi tagliati a misura per l’edilizia e l’arredamento (davanzali, scale, camini o vanities) e a rifinire queste realizzazioni, ad esempio lucidandone le cosiddette coste, possono verificarsi scheggiature o peggio sgretolamenti.

La tecnologia del vuoto costituisce un valido mezzo anche per migliorare la finitura delle lastre di granito, soventemente giudicate in maniera non proprio positiva dai potenziali compratori a causa dell’abbondanza di minuscole rotture, simili a strappi, ben distinguibili sulle superfici lucidate a specchio

Le macchine S.E.I. per l’impregnamento sottovuoto dei materiali lapidei
La versione “S.V.S.” è un dispositivo molto versatile, ovverosia si presta al trattamento di qualsiasi lapideo. Ciò nonostante, è nel riempimento delle micro rotture dei graniti che questo modello ha la sua applicazione precipua.

La Camera del Vuoto “S.V.S. R1” è frutto di un progetto finalizzato ad offrire una valida risposta alle aziende che processano materiali minati da venature anguste, profonde ed oblique. Sarà quindi questo apparecchio l’accessorio ideale per chi lavora marmi, limestone e onici.

Il modello “T.V.T.” è quasi identico a quello “S.V.S.” ma di minori dimensioni, essendo concepito per l’impregnamento di filagne e mattonelle.

Pochi mesi fa S.E.I. ha completato la progettazione di “SVR”, un’avveniristica macchina multivalente nella quale le tecnologie del sottovuoto e della radiofrequenza sono fuse. Il requisito della polivalenza deriva dal fatto che “SVR” sia utilizzabile e per accelerare l’indurimento di resine studiate per l’abbellimento di materiali naturalmente compatti, e per ottimizzare la capacità di penetrazione delle resine indicate per il recupero dei lapidei più pregiati.