Storia delle Linee di Riempimento a raggi ultravioletti
Le Linee di Riempimento a Raggi UV sono impianti progettati per occludere e di conseguenza nascondere i difetti minuti e poco profondi che abbondano sulla superficie di alcuni lapidei.

Questa lavorazione, detta “riempimento superficiale”, non sortisce alcun effetto rinforzante e dunque non deve essere confusa con la Resinatura vera e propria, ma piuttosto considerata alla stregua di un “maquillage”.

Sebbene le Linee di Riempimento a Raggi UV vengano ciclicamente promosse come novità, giova ricordare che i primi impianti del genere risalgono ad una buona ventina d’anni fa. La scarsa diffusione è da ascrivere ai modesti benefici garantiti dal loro impiego e dalla limitatezza del loro campo d’applicazione, ristretto a qualche decina di materiali.

Come funzionano le Linee di Riempimento a raggi UV
I componenti principali delle Linee di Riempimento a Raggi UV sono due forni orizzontali. Il primo, dotato di un apparato di ventilazione forzata e recupero di calore, è volto all’asciugatura delle superfici da trattare. All’interno dell’altro si trovano delle lampade che emettono raggi ultravioletti.

Entrando nel dettaglio dello schema operativo, s’immagini che le lastre, le filagne o le mattonelle siano liberate dall’umidità depositata sulla loro superficie, ricoperte di una pellicola di mastice fotosensibile (cioè caratterizzato dalla capacità di solidificare quasi istantaneamente quando colpito dalle radiazioni ultraviolette), e infine scaricate o convogliate su una linea di lucidatura.

Se la Linea di Riempimento non è preceduta da una levigatrice o seguita da una lucidatrice o, ancora, collocata tra le due macchine, sarà completa di meccanismi per il carico dei materiali da riempire e lo scarico di quelli lavorati. E tuttavia, avviene di rado che l’impianto non sia inserito in contesti più ampi, cioè non faccia parte di una linea di produzione disegnata in modo tale che le lastre, le strisce o le piastrelle siano levigate, riempite e lucidate in sequenza.

Alcune considerazioni conclusive sulle Linee di Riempimento a raggi UV
Come già precisato, è vitale capire che il riempimento superficiale non vada mai assimilato alla Resinatura, poiché non offre il benché minimo contributo in termini di irrobustimento dei materiali. Il trattamento a base di mastici fotosensibili è nulla più che un intervento di cosmesi, sulla cui durata negli anni è lecito dubitare. Richiamare l’attenzione sul concetto di durata ha senso perché nessuno può aprioristicamente escludere il verificarsi di un fenomeno indesiderabile: il distaccamento degli inserti in mastice dalle cavità che si è voluto nascondere. Infatti, anche il migliore composto fotosensibile non ha la capacità di fondersi al materiale e quindi, specie in condizioni climatiche ed ambientali sfavorevoli, può succedere che il mastice “salti fuori” dai buchi.

C’è poi da comprendere che i prodotti fotosensibili possono coprire soltanto buchi di profondità millimetrica, cosicché sarebbe corretto parlare di “stuccatura” e non di riempimento. Tentare di colmare falle di una certa entità è tempo sprecato, perché lo strato esterno del mastice posato sulle rotture indurirebbe, mentre all’interno delle crepe non avrebbe luogo alcun passaggio allo stato solido. Piaccia o no, le porzioni di mastice che non vengono colpite, direttamente e senza filtri, dai raggi ultravioletti sono destinate a divenire corpi gelatinosi.

Tirando le somme, il riempimento ha senso se visto come una pura e semplice finitura da praticare sulla superficie di lapidei che, quantunque già resinata, è soggetta a patire la riemersione di minuscole imperfezioni. Gli esempi più calzanti sono i travertini e i traveronici che, per essere trasformati in lastre, filagne e mattonelle lucide realmente uniformi, devono essere spianati, resinati, levigati finemente (per evidenziare i buchi che tendono a ricomparire), stuccati con resine UV e quindi lucidati. Questo metodo può essere trasposto alla lavorazione di un’esigua, pressoché trascurabile, minoranza di marmi, brecce e limestone affetti da problemi analoghi a quelli dei travertini e dei traveronici.

L’offerta S.E.I. in fatto di Linee di Riempimento a raggi UV
Le Linee di Riempimento a Raggi UV realizzate da S.E.I. sono impianti collegabili a macchine levigatrici e lucidatrici, onde creare linee di produzione altamente automatizzate, e componibili in funzione del quantitativo di materiale che si mira a trattare per turno di lavoro e degli spazi disponibili nello stabilimento.

I modelli “Res Pol UV” sono soluzioni tecniche molto interessanti, essendo dotati di Tunnel di Polimerizzazione compatibili con resine poliestere, resine epossidiche ad indurimento rapido e mastici fotosensibili. In altre parole, queste versioni sono, al contempo, Linee di Resinatura Orizzontali e Linee di Riempimento a Raggi UV.

L’unica differenza significativa che intercorre tra gli impianti dedicati al trattamento di lastre e quelli per la lavorazione di strisce e mattonelle, è la dimensione dei componenti.