8 Editoriale - Accorgimenti utili ma spesso sottovalutati da adottare nella resinatura del marmo

Editoriale – Accorgimenti utili ma spesso sottovalutati da adottare nella resinatura del marmo.

Le aziende che si accingono ad esercitare la resinatura del marmo su scala industriale, ricevono puntualmente una mole di suggerimenti e istruzioni da rappresentanti di commercio e area manager dediti alla vendita di macchinari o consumabili. Tuttavia, la maggior parte di simili “consulenti” non ha alcuna esperienza diretta nel restauro e nel consolidamento dei marmi, dovendo ogni suo sapere alla saltuaria osservazione di professionisti del settore. Si vedono pertanto soggetti il cui livello di conoscenza può ben essere definito una “grossolana infarinatura” insegnare a perfetti principianti una tecnica invero sfaccettata. Di lì a poco, gli allievi di questi “maestri improvvisati”, si convincono d’aver raggiunto un certo grado di destrezza e, a loro volta, formano studenti, cosicché la disciplina subisce un progressivo ma inesorabile depauperamento tecnico.

Guardando alla resinatura per quello che è in realtà, ossia un sistema vasto e complesso, appare chiaro che, quantunque intelligenti e volenterosi, i neopraticanti che ne apprendono una versione incompleta, non riusciranno mai ad ottenere risultati soddisfacenti. Al riguardo, oggi vogliamo introdurre una fase del processo produttivo spesso sottovalutata o peggio ignorata, e cioè la preparazione delle lastre antecedente il loro carico sulla Linea di Resinatura.

Quando la lavorazione si concentra su marmi compromessi da rotture e fori passanti, prima che i materiali siano caricati sull’impianto, è necessario occludere le cavità, di modo che esse possano essere riempite dalla resina che sarà versata durante il fissaggio della rete in fibra vetrosa. In caso contrario, il composto filtrerebbe attraverso gli spazi vuoti fuoriuscendo dall’altra parte, e il tanto ricercato rinforzo non avrebbe luogo. In sintesi, perché il processo di retinatura coincida con una fattiva bonifica del marmo crepato, bisogna chiudere le falle dal lato che sarà resinato e lucidato.

Per tamponare le spaccature si possono usare mastici semisolidi a presa rapida, o nastri isolanti, o entrambi, secondo il numero e la natura delle aperture e, fattore non secondario, in funzione del metodo che gli addetti trovano più comodo. Quale che sia il prodotto impiegato, l’intervento di otturazione delle fratture e dei fori va compiuto su lastre trattenute in verticale da un robot caricatore o da una pinza manovrata tramite una gru a bandiera.

Un buon mastice semisolido di colore simile a quello del marmo trattato, applicabile su superfici umide mediante una spatola o una cazzuola e compatibile con la resina che sarà deposta sulla faccia a vista, è un ottimo mezzo per tappare buchi di una certa ampiezza.

Il nastro isolante, che dovrà essere impermeabile e resistente alle alte temperature, è adatto a sigillare fessure lunghe, strette e magari dirette diagonalmente. Il distacco del nastro isolante che precede la resinatura non è complicato ma richiede attenzione, affinché nessun frammento di plastica adesiva resti sulle superfici da rivestire.

Come accennato, chi predilige l’utilizzo di mastici deve badare a selezionare impasti che non reagiscono nel venire a contatto con le resine liquide. Se la presenza degli inserti di mastice sulle lastre lucide è antiestetica, le toppe apposte in corrispondenza degli squarci al momento del carico possono essere parzialmente smerigliate, ricavando lievi incavi da colmare con resina arricchita di pigmenti.