2 Editoriale - Criteri nella scelta di un impianto di resinatura

Editoriale – Criteri nella scelta di un impianto di resinatura

Al giorno d’oggi, l’offerta in materia di impianti per la resinatura delle lastre è così vasta e variegata da poter facilmente confondere la maggior parte degli imprenditori in procinto di acquistarne uno, portandoli finanche a commettere gravi errori di valutazione.

Sbagliare nella scelta dell’impianto dedicato al restauro, al rinforzo e all’abbellimento di lapidei fragili e danneggiati, può sortire effetti disastrosi sui bilanci aziendali, perché rende impossibile il soddisfacimento degli standard qualitativi richiesti dai mercati più evoluti e prosperi, causando una progressiva perdita di competitività e vanificando lo sforzo economico sostenuto.

È difatti possibile, e anzi accade con frequenza maggiore di quanto non si immagini, che, se trattato per mezzo di impianti inadatti, un certo materiale venga rovinato piuttosto che valorizzato. Per esempio, un’impresa dedita alla lavorazione di onici e colorati che acquisti un impianto dotato di un forno dalla capienza troppo modesta se rapportata alla produttività oraria, non tarderà a pentirsi della scelta fatta, ritrovandosi regolarmente a “far la conta dei danni” cagionati dalle altissime temperature volte a far rapprendere la resina in breve tempo.

Proviamo allora a redigere un sintetico vademecum utile ad orientarsi nella ricerca dell’impianto ideale.

Chi valuta la possibilità di investire in una moderna Linea di Resinatura, deve anzitutto aver ben presente quali materiali dovrà trattare con maggiore intensità. Dalle condizioni delle lastre, intese come abbondanza ed entità dei difetti, dipenderanno il tipo di caricatore, l’estensione e l’equipaggiamento (numero di banchi, eventuale inclusione di camere del vuoto, impilatori, sistemi automatici per il fissaggio delle reti in fibra di vetro e per la spruzzatura della resina) della “stazione di retinatura e resinatura”.

La tipologia e la contenenza dei forni di asciugatura e polimerizzazione andranno stabilite in base alla composizione chimica dei lapidei, ovvero tenendo conto sia della loro tendenza ad assorbire e ritenere l’umidità, sia della loro resistenza termica.

A seconda del colore dei materiali, si preferiranno determinati generi di resine e indurenti, cosicché la dimensione, il sistema di riscaldamento e l’apparato di ventilazione del forno di catalisi, dovranno offrire ampie garanzie di compatibilità con i prodotti chimici impiegati su larga scala.

Chiarito il “che cosa” si intende trattare, occorre calcolare la produzione giornaliera necessaria, ossia il “quanto”. La configurazione (layout) dell’impianto dovrà assicurare il raggiungimento di velocità meccaniche abbastanza elevate da far sì che i volumi produttivi ricercati siano conseguibili senza affanni.

A quel punto, andranno verificati gli spazi liberi nello stabilimento. Se saranno disponibili due o più siti, bisognerà individuare il più appropriato a razionalizzare il processo produttivo. In tal senso, sarà essenziale pianificare l’interazione tra la Linea di Resinatura e le altre macchine che compongono la filiera (telai, levigatrici e lucidatrici in special modo), affinché il ciclo di lavoro risulti snello e razionale. Se si presenteranno vincoli dovuti alla penuria di spazio, starà all’abilità e all’inventiva dei progettisti il disegnare un impianto “su misura”, tecnicamente adeguato al caso specifico e conformato in maniera da rientrare nell’area designata.